giovedì 30 aprile 2009

Cosa fa, secondo voi, la signora nella foto?



Va a cavallo, direte voi,ì. E parla al telefonino.

Vero, ma non è tutto. La signora è una paziente di William Barr, neuropsicologo della New York University, che sta cercando di tirarla fuori dalla sindrome del Blackberry.

«Se usi molto il cellulare, diventa come una parte di te. È come indossare tutto il giorno un calzino troppo stretto. Quando lo togli continui a sentire la sensazione attorno al piede».

Certe aree del cervello - in particolare la corteccia somato sensoria, dove hanno sede i nervi che analizzano le sensazioni tattili - avrebbero un ruolo nelle suonerie fantasma.

«I cellulari entrano nella neuro matrice del corpo: diventano come appendici», ha detto Barr.

Così, quando lasci il telefonino a casa, il cervello lo interpreta come un arto fantasma, che non è più attaccato a te ma che senti come se ci fosse.

Per evitare ogni crisi da astinenza, il professor Barr ha prescritto alla sua paziente di non staccarsi dal Blackberry, nel primo periodo, per più di 30 minuti.

Poiché la lezione di equitazione dura un'ora, la signora è costretta a usare il telefonino per combattere la sindrome del Blackberry fantasma.

Sembra che la cura stia dando buoni risultati.

Ricordatevi quindi: se volete intraprendere il percorso che vi porterà a usare il Balckberry, più che a esserne usati, cercate di diminuirne l'uso progressivamente.

Un poco alla volta, aumentando progressivamente il tempo di distacco.

In sostanza, secondo William Barr, il telefonino genera dipendenza.



martedì 28 aprile 2009

Prepararsi? Non serve a niente!


Questo sembrerebbe essere il pensiero, non confessato, degli Italiani.

Come faccio a dirlo? Leggete la tabella.

Il numero di laureati fra 100 giovani fra 25 e 34 anni è pari a 17, la metà circa della media OCSE, lontano dagli altri paesi occidentali.

Le ragioni? Economisti, sociologi, e tanti eminenti esperti sarebbero capaci di citarne di eccellenti.

A me ne vengono in mente due.

La prima sta nel nostro talento nel dare il meglio quando le cose volgono al peggio: perché prepararsi quando siamo capaci di trarci d'impaccio anche quando abbiamo l'acqua alla gola?

La seconda sta nella nostra incapacità, come Paese, di prendere consapevolezza nei nostri punti di forza e investire per rafforzarli.

Un esempio? Negli USA le migliori università accolgono preferenzialmente gli studenti che hanno studiato almeno il latino, perché i ragazzi che hanno una preparazione classica sembrano mediamente ottenere migliori risultati.

L'Italia è il Paese che vanta il maggior numero di studenti di latino e greco (oltre il 30% dei nostri studenti delle medie superiori studia almeno il latino), ma è incapaci di trasformare questa caratteristica in vantaggio competitivo.

Come dice un mio caro amico, siamo nati per soffrire ...

domenica 26 aprile 2009

Il venditore e il mito, falso, della loquacità


Povero venditore!

Per anni gli hanno insegnato che bravo è chi piazza il piede nella porta, quello che ha "la parlantina" e che rincitrullisce la gente con una marea di chiacchiere, quello che vende per sfinimento.

Per anni le società di formazione gli hanno insegnato che il Cliente è sacro, ma si possono e si devono usare tecniche di manipolazione per farlo firmare dove deve.

Ora tutto cambia.

Poiché la manipolazione funziona sempre meno, si è pensato bene di scoprire che l'ascolto serve più della parola.

Roba nuova? Certo, di quasi 2000 anni. Almeno.

Sentite cosa dice Plutarco nel suo libro Per un parlare efficace a proposito della loquacità.

Impegnativo e faticoso è il compito di curare il vizio della loquacità.

Il rimedio è infatti la parola stessa, ma essa presuppone qualcuno che ascolti, e le persone troppo loquaci non ascoltano nessuno, parlano sempre.

È proprio questo il problema principale dell'incapacità di tacere: l'incapacità di ascoltare.

Se nessuno ti ascolta, come farai a vendergli qualcosa?


venerdì 24 aprile 2009

Che differenza c’è fra un Presidente USA e un Primo Ministro Italiano?


Per gli Americani il Presidente è un signore che ha il mandato di fare gli interessi del proprio Paese, che va aiutato a trovare le migliori soluzioni nell’interesse nazionale.

Per gli Italiani il Primo Ministro è uno che è riuscito a ingannare tutti quelli che lo hanno votato e che va mandato via. Ad ogni costo, per il bene nazionale.

P.s. : mi riferisco a Obama, Berlusconi, Bush, Prodi, Clinton, Amato, ecc.

mercoledì 22 aprile 2009

Il negoziato secondo Matteo


Ho ricevuto questa mail da Matteo, brillante professionista che ha recentemente partecipato a un mio corso sulla negoziazione. Matteo era impegnato nell'acquisto della sua nuova casa, conclusosi per fortuna felicemente, ma probabilmente non quanto avrebbe desiderato.


Ciao Arduino,

dopo un’esperienza personale circa la negoziazione sull’acquisto di una casa, sono ad elencare alcuni miei postulati, che potrebbero completare il tuo bellissimo corso:
  1. la negoziazione è possibile solamente fra persone di sesso maschile;

  2. un compromesso con soddisfazione bilaterale è possibile solamente con persone di sesso maschile;

  3. la strategia e la tattica non sono indispensabili se si negozia con persone di sesso maschile;

  4. l’organizzazione della negoziazione non funziona se la controparte non è di sesso maschile.

  5. ecc.

Questi postulati sono stati sviluppati da esperienze empiriche.

La trattativa per l'acquisto della casa andava benissimo fino quando la moglie della controparte non ha deciso di partecipare alla negoziazione.

Pertanto, si deduce che:

Le mogli non dovrebbero mai partecipare ad una negoziazione … accidenti.

Cordialmente, Matteo.


Caro Matteo,

scusa se non sono stato abbastanza puntuale, durante il corso, nello spiegare che punti di vista, interessi e obiettivi sono molto spesso diversi fra donna e uomo, quai sempre lo sono fra moglie e marito.

In sostanza, una donna non è mai un uomo, neanche durante un negoziato: guai a non tenerne conto.

Congratulazioni e auguri per una vita felice nella tua nuova casa.

domenica 19 aprile 2009

Non amputatemi il ... Blackberry!


Abbiamo già parlato della nomofobia, cioè della paura di non essere raggiungibili sul telefono mobile 24 ore su 24.

Ma che fa uno quando gli si scarica il Blackberry? O, peggio, quando lo lascia a casa?

Vi siete mai trovati al cinema o a teatro e improvvisamente sentite vibrare il telefonino?

Sì? E cosa vi siete detti dopo aver scoperto che lo avevate già spento?
A me è successo, e non mi sono trattato bene.
Jack Tsao, professore di neurologia all'Università del Maryland, ha chiamato questi comportamenti sindrome del «Blackberry fantasma», per la quale i possessori di palmari o telefonini ne avvertono le vibrazioni anche quando non li hanno con sé o sono silenziosi.

Il fenomeno presenta analogie impressionanti con quello di persone che hanno subito un'amputazione, che provano sensazioni di dolore o di prurito nel braccio o nella gamba che non esistono più.

«In passato consideravano pazzi gli amputati che si lamentavano del dolore: oggi pensiamo che ci sia una base fisiologica per questa sensazione» spiega Jack Tsao.

Forse la sindrome del Blackberry fantasma aiuterà a curare i postumi di un'amputazione: è possibile e me lo auguro.

Ma come curare i postumi da amputazione del Blackberry?

venerdì 17 aprile 2009

Sii gentile. O vattene!


Ho trascorso per Pasqua alcuni giorni a Berlino. Bellissima città.

In una serata trascorsa in un vecchio pub (120 anni di storia) era visibile in più punti il cartello che potete vedere nella foto.
Messaggi di questo genere sarebbero utili nelle organizzazioni nel prevenire comportamenti inappropriati, e nel ricordare che la gentilezza aiuta a migliorare la qualità della vita.

giovedì 9 aprile 2009

Italiani campioni di solidarietà. Sempre, o quasi.

Gli Italiani hanno grande capacità di reazione alle avversità.

La gara di solidaretà alla quale stiamo assistendo nei giorni del terremoto in Abruzzo è perfettamente in linea con la tradizione che ci vede dare il meglio quando i tempi sono duri, quando l'acqua è arrivata alla gola.

Due o tre ettimane fa ho letto su un giornale del distretto della ceramica di Sassuolo una notizia che suonava più o meno così:

"I dirigenti si riducono del 10% lo stipendio per sostenere le buste paga degli operai in cassa integrazione".

Non ricordo, purtroppo, il nome della società.

Ma non tutti i dirigenti sono uguali.

E così accade che i dipendenti della filiale italiana di una multinazionale rinuncino volontariamente al premio di fine anno per non gravare sui già disastrati conti aziendali.

Ma i dirigenti no! Loro graziosamente incassano il sacrificio delle maestranze ma ritengono di avere diritto all'erogazione del premio di fine anno. E allora una delegazione parte per la sede centrale e dopo aspra contesa strappa il via libera al pagamento del bonus.

Solo per i dirigenti.

E poiché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, poiché non c'é nulla di più noto di ciò che deve rimanere riservato, i dipendenti ne sono venuti a conoscenza e riaperto la questione relativa alla loro gratifica: sono certo, non meno meritata.

Facile immaginare che se ne vedranno delle belle.

lunedì 6 aprile 2009

Si apre la caccia al manager


Ma non a quelli bravi.

Negli USA i tagli agli stipendi dei top manager durante la recessione sono dell’ordine del 9%, con una media che si attesta a € 2,2 milioni di media. Non male, comunque.

L’Europa, anche se mancano dati precisi, segue analoga tendenza.

Che cosa c’è alla base? Facciamo qualche ipotesi.

1. Non il senso del pudore. Dopo il fallimento di molti istituti di credito e aziende di dimensioni ciclopiche portate sull’orlo del baratro si levavano nelle scorse settimane voci scandalizzate che rivendicavano per manager di indubbio talento ricompense superiori ai 6 zeri. Oggi le voci si sono abbassate e si orientano verso una moderazione dei salari.

2. L’instancabile campagna del Presidente USA, che ha preso molto sul serio la questione e sembra deciso a fare una guerra per niente di maniera agli stipendi dei manager. Stipendi non superiori a $ 500.000 ai manager di aziende che prendono soldi dallo stato rappresenta ancora la linea del governo USA. Obama alla fine ha finito per tirarsi dietro gran parte dei governanti mondiali.

3. Bilanci in rosso, quindi in possesso di minori risorse, che rendono anche meno dolorosa la rinuncia.

Qualcuno sostiene che un effetto decisivo, per la formazione di un sentimento più orientato alla moderazione retributiva, lo abbiano avuto l’aperto dissenso versi i dirigenti e le aggressioni di cui sono stati vittima alcuni di loro.

· I piccoli azionisti della Royal Bank of Scotland (nel 2007 fra le prime 10 banche del mondo) hanno bocciato il piano di incentivazione del nuovo top management, dopo che in un anno hanno visto praticamente azzerato il valore dei loro titoli (oggi la banca è controllata al 70% dal governo britannico).

· La casa dell’ex CEO della Royal Bank of Scotland, colpevole di non aver rinunciato a una ricca pensione dopo aver portato la banca al fallimento, è stata attaccata e danneggiata qualche giorno fa e l’uomo è tuttora minacciato fisicamente.

· In Francia, i dipendenti della filiale francese 3M hanno sequestrato per 24 ore un manager colpevole di aver licenziato la metà del personale.

· Sempre in Francia è stato sequestrato per poche l’imprenditore del lusso Pinault, mentre i dipendenti della Caterpillar sequestravano a lungo 5 manager.

Secondo voi, ravvedimento o paura?

sabato 4 aprile 2009

L'ettalogo del cambiamento


Ecco a voi, tutti insieme, i post dell'ettalogo del cambiamento di Enrico Longo.

Il prologo - Il cambiamento non serve alle aziende ma ai consulenti
  1. Il mondo intorno a noi cambia continuamente e velocemente
  2. I cambiamenti del mondo esterno hanno influenza su di noi
  3. Se non reagiamo al cambiamento esterno col tempo ne verremo sconvolti e distrutti
  4. Possiamo reagire al cambiamento esterno solo cambiando al nostro interno
  5. Vi sono cambiamenti giusti e cambiamenti sbagliati, occorre saper scegliere
  6. Qualsiasi cambiamento, giusto o sbagliato, provoca resistenza al nostro interno
  7. Occorre liberarsi delle resistenza con la gestione del cambiamento

giovedì 2 aprile 2009

L'irresistibile tentazione del marketing politico



Stamattina ho visto in TV un servizio su Linea Amica, un servizio del Ministero per la PA e l’Innovazione in collaborazione con PA Centrale, Regioni, Province e Comuni, che ha l'obiettivo di aiutare i cittadini a meglio utilizzare i servizi pubblici.

Il TG5 presentava Linea Amica come una "iniziativa del Ministro per la PA e l’Innovazione".

Perché del Ministro e non del Ministero?

Il Ministro ha ceduto: la tentazione del marketing politico ha mietuto un'altra vittima.

mercoledì 1 aprile 2009

I manager pubblici più bravi di quelli privati


Nel 2008 solo 1 su 3 manager privati hanno percepito il bonus di fine anno, mentre ce l'hanno fatta 9 manager pubblici su 10.

Ce lo dice una ricerca della SDA Bocconi dal titolo "Stimolare la produttività e premiare il merito: le principali tendenze internazionali".

Quali le ragioni del fenomeno? Proviamo a darci qualche spiegazione.

I manager pubblici sono di gran lunga più bravi di quelli privati. Questo nonostante i buchi di bilancio che la Pubblica Amministrazione ogni hanno ci propone: più grande il buco, più interessante il bonus. Questa sembra essere la logica.

Ridicolo? E per quale ragione? Possiamo oggi ragionevolmente affermare che privato è meglio di pubblico?

La General Motors, fino al 2007 il più grande costruttore di auto al mondo, ha confermato alla guida il signor Wagoner fino a quando, pochi giorni fa, il Presidente Obama non ha bocciato il suo piano di rilancio.

Dipendenti e Consiglio di Amministrazione hanno continuato per anni ad approvare bilanci deficitari, che lasciavano chiaramente capire che l'azienda era priva di una strategia: anzi, direi priva di speranza.

Un caso isolato? Vorrei essere d'accordo con voi, ma il mio pensiero corre ai manager della Citybank i quali, dopo aver incassato molti miliardi di dollari dal Tesoro per evitare la bancarotta, hanno ritenuto opportuno ordinare un aereo privato da $ 50 milioni.

Nota comune a parte non marginale dei manager pubblici e privati assurti agli onori delle cronache è il desiderio di appropriarsi di risorse pubbliche o comunque di proprietà altrui senza rendere conto in modo puntuale del loro utilizzo.

Allora, che fare?

Per cominciare proporrei allo stato italiano di disciplinare l'attribuzione di bonus, analogamente a quanto fanno in Germania (non più del 15% dei dipendenti può ricevere un bonus di performance) o in Canada (non più del 20% riceve un giudizio "pienamente soddisfacente" e almeno il 5% deve essere considerato ‘"insoddisfacente").

Secondo la Bocconi, ad oggi il 93% dei paesi OCSE ha adottato sistemi di valutazione delle prestazioni dei dipendenti pubblici e l’80% lega a tali performance la retribuzione.

Agli azionisti di aziende private, siano esse quotate o no, consiglierei semplicemente di fare i propri interessi: che si traduce nel controllare l'operato del management e che la loro azione sia realmente orientata alla creazione di valore.