sabato 28 febbraio 2009

Leader cercasi per il PD


Quando dissi, prima delle ultime politiche, che Veltroni non ce l’avrebbe fatta perché troppo alto nessuno mi ha preso sul serio.

Le urne mi hanno dato ragione (non per la sua altezza direte voi, ma aspettate a trarre le conclusioni).

Poi il PD ha “testato” Renato Soru come possibile leader: fosse riuscito a battere il Premier, sceso in campo con determinazione alle elezioni regionali di Sardegna per stroncarne sul nascere la candidatura, oggi Veltroni sarebbe ancora al suo posto nei panni del traghettatore verso una segreteria Soru.

Il quale Soru, di suo, poteva pure farcela: fatto da sé, imprenditore, volto (relativamente) nuovo della politica.

Ma con un problema serio: anche lui troppo alto. 171 cm, quanto il Premier. E a partità d'altezza con il Premier non c'é storia.

Del resto alla sinistra italiana sembra non si possa chiedere di raccogliersi attorno a un progetto strategico: sembrerebbe nella logica delle cose, ma la divisione sembra essere l'unica strategia conosciuta.

Allora, in omaggio a una chiara tendenza suicida, ci si è affidati a Franceschini. Anche lui troppo alto. Che fare allora?

Suggerisco due azioni, che a mio modesto parere sarebbero in grado di raccogliere consensi e rilanciare l'opposizione:
1. obbligare i parlamentari a recarsi al lavoro, ponendo fine a una vergogna nazionale;
2. scegliere un leader credibile di altezza visibilmente inferiore a quella di Silvio Berlusconi, diciamo non superiore a 165 cm.

Perché questo? Qual recondito motivo attrae gli italiani verso il leader di statura non eccezionale (non dimentichiamo che 60 anni fa un uomo di 170 cm sarebbe stato ritenuto alto, poiché l’altezza media era inferiore ai 160 cm)?

Difficile dirlo, ma un’ipotesi mi piace avanzarla (senza la pretesa, ovvio, di esaurire il tema).

Le persone più alte sembrano avere maggiore successo.

Quelle meno alte sono spesso nella condizione di fare più fatica a emergere e moltiplicano gli sforzi per ottenere ciò che per altri sembra essere più a portata di mano.

E alla fine ce la fanno. Fassino e Rutelli si rassegnino: il loro successo politico sembra destinato a limitarsi a zone di confine.

Comunque, D'Alema è entrato in azione e qualcosa si muove (alcune indiscrezioni stanno emergendo dall’ambiente emiliano).

Da sempre il Premier è un estimatore di Bersani, che avrebbe voluto fra i suoi ministri nella precedente esperienza di governo.

Il PD ha bisogno di un leader in grado di contrastare il Premier: perché non proporre uno scambio alla pari Bersani-Brunetta?

In fondo il PD non sembra interessato a impiegare Bersani, uomo di indubbia intelligenza e preparazione, e potrebbe giovarsi di Brunetta.

Il quale presenta alcuni, chiari vantaggi:
1. è dichiaratamente socialista, arruolabile tutto sommato senza pregiudizio (o mi sbaglio?);
2. è sorridente;
3. è ironico e affatto condizionato dalla statura, che porta con disinvoltura e senza il peso dei pregiudizi che affliggono gran parte di noi;
4. potrebbe, prima o poi, decidere di estendere le misure adottate per combattere l’assenteismo nel pubblico impiego e costringere i parlamentari a lavorare.

Indiscrezioni parlano di incontri notturni a Villa San Martino. Vedremo.

La foto è su www.flickr.it

giovedì 26 febbraio 2009

Nel 2008 a 47 miliardi il giro d’affari ufficiale del gioco d’azzardo.


Più 13% rispetto al 2007, + 10% la previsione per il 2009.

Gli italiani si giocano 42 miliardi nei giochi legati alla sorte (Lotto, Bingo, Superenalotto, Slot Machines, ecc.), 4 miliardi nelle scommesse, solo 1 miliardo nei giochi di abilità (skill games, poker online e simili).

Insomma, ci giochiamo ogni anno due finanziarie.

Una vera espansione per gli skill games, che gli operatori del settore sdegnosamente rifiutano di definire giochi d’azzardo.

Sarebbero fino a 1,8 milioni gli italiani a rischio di dipendenza. Il dato e' stato diffuso dall'associazione contro le dipendenze Saman e dal gruppo Gioco Digitale in occasione del lancio del primo sportello di consulenza online 'Sos Gioco'.

Le persone coinvolte sarebbero 30 milioni: 18 milioni i giocatori saltuari e 12 milioni gli appassionati, dei quali l'1,5-3% può sviluppare una vera e propria patologia.

Per gli operatori non esiste correlazione fra crescita del gioco e crisi economica.

Volete vedere come la Sisal, la società che gestisce il Superenalotto, vede i suoi Clienti?

Guardate il filmato

No comment. Aggiungiamo che in alcuni spot la Sisal ci invita, in coda, a "giocare con moderazione".



mercoledì 25 febbraio 2009

L'ettalogo del cambiamento - Se non reagiamo al cambiamento esterno, col tempo ne verremo sconvolti e distrutti

Può non essere importante.

Ricordiamoci che siamo mortali e che se resistiamo imperterriti agli incidenti stradali, agli infortuni sul lavoro e alle epidemie di filossera, verremo distrutti comunque prima o poi, magari solo dai radicali liberi.

La nostra è un’esistenza provvisoria su questo mondo, perchè dovremmo guastarcela con inutili preoccupazioni di cambiamento?

Enrico Longo

lunedì 23 febbraio 2009

Sapete cosa c'é sotto il tavolo di una partita a scacchi?



Quali pensieri, fatiche, emozioni ci sono dietro una partita a scacchi? Quale vita segreta si cela sotto il tavolo di una partita a scacchi? Ce lo spiega Maurizio Bianchi, scacchista, libraio e mio poco governabile amico. Buona lettura.

Generalmente si pensa al giocatore di scacchi come a una persona tranquilla, riflessiva, dotata di grande memoria e di altrettanta pazienza, capace di valutare e calcolare un enorme numero di cause ed effetti quali si susseguono in conseguenza delle mosse che farà sulla scacchiera.

E’ abbastanza vero, ma non dice proprio tutto dello scacchista.

Esistono tre diverse sfere di azione che devono essere mantenute in costante equilibrio, pena la sconfitta: se una di esse cede o sfugge al controllo è tragedia immediata.
  • La prima riguarda la capacità di pensiero e calcolo, l’intelletto e la memoria.
  • La seconda è quella intuitiva, che agisce basandosi sul patrimonio dei concetti astratti assimilati.
  • La terza è quella puramente fisica, della resistenza allo stress e alla fatica: giocare a scacchi fa perdere peso!
-Nero “1.e4 c5 2.g3 g6 …… hmmmmmffff strana Siciliana questa.”

-Bianco “ 3.Ag2 Ag7 4.f4 ………. ma sì dai, occupa il centro come si deve e vediamo come va.”

-N “ 4….Cc6 5.Cf3 e5 ……... ok adesso se prova a prendere in e5 e vado a stare subito un po’ meglio….o no?”

-B “ 6.fxe5 Cxe5 7.d3 Cxf3 8.Dxf3 Ce7 9.O-O O-O 10.c3 ……… bene, adesso ce la giochiamo.”

Tornando all’immagine più comune del giocatore si ottiene un soggetto che siede compostamente su una poltroncina, davanti ai suoi amati pezzi di legno: a volte appoggiato non troppo mollemente allo schienale – quando la valutazione è semplice e non scorge complicazioni all’orizzonte.

A volte leggermente piegato in avanti, gomiti poggiati sul piano del tavolo e testa tenuta tra le mani, evidenzia l’analisi di posizioni difficili, forse perdute o intravede la possibilità di una combinazione in stile romantico.

Tutto questo accade ed è visibile al di sopra del piano di gioco. Over the board.

-N “ 10….b6 11.Ag5………questa mi rompe parecchio; e mi sa pure che il pedone in b6 non va troppo bene.”

-B “11…Ab7 12.Af6...ecco, stringiamogli lo spazio che se spinge il pedone f si libera il gioco.”

-N “ 12…Axf6 13.Dxf6 d5 14.Cd2 d4…….mi sento tranquillo, rilassiamoci un po’ anche se queste sedie non sono esattamente comode.”

-B “ 15.Tad1 …… quanto mi piace questa! Ah ti avvicini per vedere bene vero? Allora, che fai adesso?

Gli occhi dello spettatore profano, che non pratica tornei e conosce sì e no le regole del “nobil giuoco”, osservano solo quello che avviene in quelle parti visibili, prestando l’attenzione massima a quel che accade su quelle sessantaquattro caselle bianche e nere, dove s’intrecciano invisibili linee immaginarie create dai possibili movimenti di pezzi e pedoni.

Linee che per il loro mistero devono per necessità possedere un’essenza sostanzialmente magica, una carica di energia soprannaturale al cui significato non è dato loro di accedere.

Tutto questo accade ma non è visibile che all’interno del gioco. On the board.

-N “15…dxc3 16.bxc3 Cc6…… ahhhh, finalmente facciamo giocare il cavallino e spazio alla Regina.”
-B “17.Cc4 Dxf6 18.Txf6 Tad8 19.e5 Aa6……. porc..! non l’avevo vista, sono troppo bollito, dovevo andare a letto prima ieri sera, adesso ho qualche problema. Forza, pensa come si deve a qualcosa e in fretta che il tempo corre. Che casino fanno qui intorno! Mani sulle orecchie e concentrarsi.

-N “ 20.Axc6 Axc4 21.d4 …… Ah! Cavolo! Ben giocata questa. Si tiene il centro con i pedoni, ma io ho la maggioranza sul lato di donna.

-B “ 21…cxd4 22.cxd4 Ad5 23.Axd5 Txd5 24.Rf2……..devo fare attenzione alla mia Torre in d1, non è protetta e rischio di perdere il pedone e5 dopo che la sua Torre da f8 passerà in e8, quindi devo portare la Torre in d2 e poi il Re in e3.”

Esiste però, e non potrebbe essere diversamente per nostra natura fisica, un luogo al quale nessuno o quasi bada, e quand’anche capita allo sguardo si avvicinarsi a vederlo non si sofferma con la necessaria attenzione.

Cosa accade alla parte inferiore del giocatore? O meglio, è il giocatore di scacchi essenzialmente un “mezzo busto” privo di arti inferiori nelle ore di gioco dei tornei?

Niente affatto.

Sotto i tavoli, generalmente posti abbastanza vicini l’uno all’altro, si agita un polipesco magma di polpacci abbracciati alle gambe della sedia, di cosce accavallate e scavallate, di piedi che nervosamente si spostano avanti e indietro o battono leggerissimi sul pavimento.

E diffusissimi sono l’agitare laterale rapidissimo delle cosce - rilassante -, e il saltello con punta dei piedi bloccata a terra mentre il tallone sempre velocemente si solleva e si abbassa.

Un uragano muscolare di cui nessuno si rende conto in piena coscienza. Neppure gli stessi giocatori. E' una palestra in piena attività. Tutto questo accade visibile e invisibile sotto il piano di gioco. Under the board.

-N “24…Te8 25.Re3…….. questo è un errore! Perde il pedone!

-B “25….Txe5……... ma allora sono un imbecille! Cosa ho fatto? Sto dormendo! Ho pensato un quarto d’ora che avrei dovuto giocare Td2 prima di portare il Re in e3. Così la partita è perduta.

Ecco, l’aspetto fisico, più primitivo più animalesco ha preso il sopravvento e per la fretta il giocatore col bianco ha mosso i pezzi nella successione errata: la sua idea era corretta, l’intuito aveva visto bene, ma il fisico ha ceduto e la stanchezza ha preso il sopravvento sulla concentrazione.

Il Bianco ferma l’orologio che segna il tempo di riflessione e porge la mano all’avversario che la stringe sorridente.

Entrambi sono sudati e ben visibili sul volto portano i segni dello sforzo sostenuto per quasi tre ore e mezzo.

Fatti, emozioni e pensieri qui raccontati non hanno riferimenti casuali, ma sono stati realmente vissuti over, on e soprattutto under the board.

Maurizio Bianchi

PS: se a qualcuno di voi è venuta voglia di cimentarsi con il gioco degli scacchi, nell'attesa di ricevere le recensioni di Maurizio (mi ha promesso da quel dì la recensione di un libro ciascuno per apertura, centro e finale di partita ... ), potete leggere i libri da me molto modestamente presentati.

Vai alla sezione di scacchi su tibicon

venerdì 20 febbraio 2009

Quanto guadagna un avvocato?


Il Sole 24 Ore ha pubblicato, il 29 dicembre 2008, un interessante rapporto sui redditi di alcune categorie professionali.

Vediamo cosa ci racconta degli avvocati.

In Italia esercitano 226.000 professionisti, di cui 140.000 iscritti alla Cassa Forense.
Il reddito medio degli ultimi anni è stato pari a € 50.000, ma dovrebbe scendere a € 40.000 nel 2008.

Fra il 10 e il 15% la diminuzione del numero dei praticanti, mentre il 55% del fatturato è realizzato dal 15% degli studi legali.

In calo l’attività di fusioni e acquisizioni, diventa sempre più difficile farsi pagare dal privato.

Disastro nel 2009?

Niente paura, la crisi salverà il reddito degli avvocati: è previsto infatti un aumento del contenzioso, ristrutturazioni e operazioni per salvare aziende in difficoltà.

Non per tutti la crisi è negativa ...

mercoledì 18 febbraio 2009

Quando il capo non è riconosciuto tale


Uno studio condotto nel 2008 negli USA (studio online realizzato da Harris Interactive e Randstad) su un campione di 2.337 persone, ha evidenziato una sostanziale carenza di leadership nelle persone che occupano posizioni di comando.

Ma vediamo qualche dettaglio:

· Il 50% dei lavoratori statunitensi non ha una buona considerazione del proprio capo;

· il 30% degli intervistati si è espresso con parole di stima nei confronti di chi guida l'azienda;

· Il 43% reputa che il capo sia disponibile ad ascoltare nuove idee;

· il 4 % è disponibile a lavorare anche oltre il dovuto, nella speranza di impressionare chi comanda in azienda e nell'intento di contribuire alla sicurezza del proprio posto di lavoro.

Che dire? È vero, i sondaggi tendono ad attrarre prevalentemente persone che hanno voglia di parlare del proprio disagio, ma sminuire la portata di questi dati sarebbe un errore.

Appare evidente che negli USA i capi hanno seri problemi nel guidare e nell’influenzare in modo produttivo le persone che guidano e questo rappresenta un problema del quale non vi sembra essere sufficiente consapevolezza.

Inoltre, domandiamoci quale risultato abbia prodotto un trentennio di formazione orientata a formare leader a “elevato contenuto etico” promossa dalle business school americane (e importata a mani basse in Europa): forse, come dice Barbara Kellermann nel suo libro “Cattiva Leadership”, prevalentemente a gonfiare il fatturato di molti consulenti e case editrici.

Cosa fare allora?

Prima di tutto ripensare il modello di leadership, consapevoli che il modello “cavaliere senza macchia e senza paura” ha fallito la sua missione, aiutando i capi ad acquisire consapevolezza del proprio ruolo di gestori della principale ricchezza dell’impresa.

E formare leader che sappiano interrogarsi su di sé, sul proprio ruolo e sulla efficacia della propria gestione, consapevoli che rispettare e sviluppare professionalmente le persone rappresenta il loro compito principale.

domenica 15 febbraio 2009

Un italiano che molla la poltrona? Ebbene c'é. Anzi c'è stato


Ma se avevi pensato a un politico ti sei sbagliato. mi spiace.

Rocky Marciano, all'anagrafe Rocco Francis Marchegiano (Brockton, 1 settembre 1923 – Newton, 31 agosto 1969), è stato un pugile statunitense di origine italiana.

Nato nel 1923, fu campione del mondo di pugilato di pesi massimi dal 1952 al 1955, l'unico a ritirarsi imbattuto.

In carriera, Marciano ha vinto 49 incontri per KO e difeso il titolo mondiale 5 volte.


venerdì 13 febbraio 2009

L'ettalogo del cambiamento - I cambiamenti del mondo esterno hanno influenza su di noi


Sicuramente non più delle maree, dell’umidità autunnale e dei parassiti intestinali.

In tutta la monumentale opera che riguarda la fisiologia, ovvero lo studio di come noi umani funzioniamo, i cambiamenti del mondo non sono mai citati.

Ciò vale, a maggior ragione, anche per la psicanalisi: le nostre pulsioni, le nostre paure, le nostre reazioni sono indipendenti dai cambiamenti del mondo, che intervengono solo come ‘palcoscenico’ del nostro movimento interiore.

Enrico Longo

mercoledì 11 febbraio 2009

Comandare è fottere


Parafrasando la celebre frase “Comandare è meglio che fottere” Pier Luigi Celli pubblica questo manualetto per aspiranti carrieristi bastardi.

"Ci sono troppe cose che si fanno ed è bene non dire" scrive Celli nella sua introduzione e “non basta una vita per venire a capo della contraddizione”.


Questo manuale, specchio disincantato della vita d’azienda e della scalata al successo e alla carriera, descrive il mondo del lavoro come una vera e propria giungla, dove le regole del vivere civile vanno farsi benedire, dove quello che fuori è deprecabile è assolutamente lecito, dove un vizio si trasmuta come per incanto in una virtù.

L’ex direttore generale della Rai, ex capo delle risorse umane di grandi aziende come Rai, Olivetti, Enel, Eni, non fa discorsi edulcorati e buonistici e descrive con pungente cinismo le regole di sopravvivenza in questa giungla.

In barba alla meritocrazia ‘nascere bene’ aiuta eccome! Anche se sei un inetto. Scegliersi la persona giusta al momento giusto per cui lavorare da fedele servitore, per poi abbandonarla quando c’è un cambio della guardia, selezionare amici ed alleati con l’ipocrisia e la finzione; bando a baggianate tipo condivisione degli obiettivi e concertazione, che, oltre ad essere un gran perdita di tempo, ti rendono vulnerabile.

Altra regola: scegliersi come collaboratore qualcuno che capisce poco o nulla del lavoro che gli viene assegnato, dipenderà dal capo in tutto e per tutto e non lo contesterà mai, mettere le persone sbagliate al posto sbagliato aumenta in fondo il prestigio di chi comanda.

Tolleranza zero per i provocatori e temerari: un capo tollerante ha vita breve e il suo posto è facilmente revocabile. Chi l’ha detto che avere dei nemici è un male? Avere un nemico e qualcuno che ti invidia ti impone di stare sempre all’erta e non abbassare la guardia, ti spinge a superarti.

Le Risorse Umane? Un settore volto più a compiacere chi sta sopra più che a valorizzare chi sta sotto. E quando arrivi poi, consiglia Celli, non guardarti indietro, sii sempre pronto a succedere a te stesso o a farti rimpiangere attraverso i successori.

“Fottere, fottersi, essere fottuti” è l’amaro epilogo del libro: arriva un giorno però dopo una vita così intensa, che ci si guarda allo specchio e non ci si riconosce, ci si accorge dei punti dolenti: la famiglia sbrindellata, figli che non si è visto crescere, ci si rende conto di essersi fottuti una intera esistenza, ed è in questa fase di debolezza che si farà avanti qualcuno a ‘chiedere il conto’ a scalzarvi senza troppi riguardi.

Il titolo e soprattutto il sottotitolo, non lasciano molto spazio alle fantasie romantiche di chi è ancora convinto che la meritocrazia paghi, che le raccomandazioni siano deprecabili perché mettono le persone sbagliate al posto sbagliato, che agire da sicofanti delatori anziché favorire un clima di condivisione, di spirito di team e di rispetto reciproco, porti un’azienda all’insuccesso.

In barba a tutti i manuali, alle teorie di formazione sul ‘team building’ e a quelle sull’Arte del comando, Celli rappresenta una realtà spesso sotto gli occhi di tutti: alcuni sbalorditi, altri indifferenti e rassegnati, altri compiacenti.

Eppure il libro di Celli, impone una domanda:

in un momento di grave crisi che investe il nostro paese e il suo sistema ‘aziende’ non sarà il panorama devastato, che lui con una certa dose di compiacimento da esperto navigante descrive, una delle cause di questo dissesto?

Antonella Luna



COMANDARE E’ FOTTERE.
Manuale politicamente scorretto per aspiranti carrieristi di successo.
Pier Luigi Celli – Editore Mondadori

lunedì 9 febbraio 2009

Come aggirare il "soffitto di cristallo"?


Con "soffitto di cristallo" si intende la barriera invisibile che impedisce alle donne di accedere alle posizioni di responsabilità nelle organizzazioni nelle quali lavorano.

Secondo l’immagine del “soffitto di cristallo" le donne guardano in alto e non vedono ostacoli, perché l’atmosfera paritaria che sembra regnare nell'ambiente di lavoro appare ispirato ad una competizione aperta.

Nella loro ascesa, però, incontrano ad un certo punto un ostacolo invisibile che impedisce loro di superare una determinata soglia. Anche se autorevoli ricerche testimoniano che le donne in posizione di comando sanno fare meglio degli uomini.

Quali strategie possono adottare le donne per aggirare il soffitto di cristallo e accedere comunque a posizioni di comando? Quale atteggiamento tenere verso lo spadroneggiante sesso maschile?
Gareth Morgan, nel suo libro Images, le metafore dell'organizzazione, individua alcune strategie possibili: vediamole insieme.

La Regina Elisabetta I
Governa con il pugno di ferro circondandosi di uomini sottomessi.

La moglie del Presidente
Gestisce il potere dietro le quinte.

L'invisibile
Adotta un basso profilo e si confonde con la massa cercando di esercitare la sua influenza in ogni modo possibile.

La grande madre
Consolida il suo potere prendendosi cura e nutrendo.

La donna liberata
Gioca pesante e adotta l'occhio per occhio. Parla chiaro e prende sempre posizione nei confronti delle donne.

L'amazzone
Diventa capo delle donne, creando coalizioni che cercano di collocare altre donne nei posti chiave.

Dalila
Usa il potere della seduzione.

Giovanna d'arco
Invoca la causa comune per trascendere la femminilità e guadagnare il sostegno dei maschi.

La figlia
Cerca una figura paterna disposta a sponsorizzarla.


Riconoscete fra queste la vostra strategia?

sabato 7 febbraio 2009

L'ettalogo del cambiamento - Il mondo intorno a noi cambia continuamente e velocemente.


E’ in parte vero.

Diciamo che nel mondo molte ‘cose’ (invenzioni, mezzi tecnici, scoperte scientifiche, ecc.) si aggiungono all’esistente in tempi che, misurati con il metro della vita umana, sono molto brevi.

Dico ‘si aggiungono’ perché il loro apporto è assolutamente marginale nei confronti di un ‘sistema umano’ che cambia pochissimo, eccezion fatta per la quantità.

Infatti se dovessimo fare un paragone fra gli esseri umani di oggi e quelli dei tempi di Pericle (2500 anni fa), ci accorgeremmo solo di due grandi differenze:

- siamo molti di più;
- ci muoviamo più velocemente da un posto ad un altro.

Invito chiunque a fare la propria lista di cambiamenti significativi e a trattarla criticamente, rendendosi conto che:
  1. alcuni cambiamenti sono fittizi (ad esempio aumento della cultura media);
  2. molti altri valgono solo per una parte molto limitata della popolazione terrestre o per una porzione minima della sua superficie.
Invece si potrebbe redigere una lista di cose ‘importanti’ che non sono mai cambiate. Vedasi ad esempio:
  • gli esseri umani continuano a farsi la guerra e ad ammazzarsi fra di loro, semplicemente ora lo fanno con mezzi tecnici più sofisticati e distruttivi;
  • cibarsi ed avere un tetto sopra la testa sono ancora, per gli umani, le preoccupazioni principali e, per la maggioranza di loro, le uniche;
  • la prevaricazione è ancora il modo in cui le persone e/o le popolazioni si rapportano fra loro: religione, lingua, etnia, costumi sono ancora forieri di differenze insanabili;
  • la condizione delle donne permane problematica su tutto il pianeta;
  • i popoli reagiscono alla povertà come migliaia di anni fa: emigrando. Ora però non ci sono più aree libere da occupare, a meno che il disgelo non renda tale l’Antartide.
Si potrebbe continuare all’infinito e dimostrare che non siamo più poeti di Omero, più artisti di Fidia, più democratici di Aristotele, più figl’androcchia di Ulisse e così via.

Una questione per tutte: un Tebano mediamente istruito avrebbe saputo dare un nome a tutte le costellazioni nel cielo e avrebbe riconosciuto gli alberi che lo circondavano dalle loro foglie.

Quanti di noi lo sanno fare?

Enrico Longo


Leggi l'introduzione all'ettalogo - Il cambiamento non serve alle aziende ma ai consulenti

giovedì 5 febbraio 2009

Class action delle modelle contro le case di moda e di cosmesi.


Prima Jane Fonda (71 anni), Raquel Welch (66), Diane Keaton (62), Catherine Deneuve (65) hanno firmato contratti milionari con aziende di cosmetici per pubblicizzare creme anti-età.

Poi le case di moda hanno cominciato a ingaggiare Lauren Hutton (65), Madonna (50) e Jerry Hall (52).

Tempo fa Naomi Campbell si era lagnata di una sua presunta discriminazione professionale a causa del colore della pelle: ma qui la questione è ben più pesante.

C'è di mezzo una vita biologica ben più lunga rispetto che in passato e vegliarde ben in salute.

Fonti ben informate raccontano peraltro di una imminente class action delle modelle contro le case di moda e di cosmesi.

Solo voci? Chissà …

Nel frattempo, in attesa che si chiarisca lo scenario, suggerisco di aprire una sottoscrizione in favore delle sfortunate ragazze.

Cosa ne dite?

martedì 3 febbraio 2009

Nasce la Ferrari Medical Consulting


Voci non confermate in quel di Maranello parlano dell’ingresso della Ferrari nel business della consulenza.

La decisione sarebbe condizionata all’approvazione del relativo business plan da parte del prossimo consiglio di amministrazione e sarebbe finalizzata a fronteggiare i crescenti costi della presenza in F1.

L’iniziativa parte dal lontano.

Nel 2006 il dottor Angus McEwan, medico del Great Ormond Street Hospital di Londra, appassionato di motori, ha contattato la Ferrari per migliorare le prestazioni della sua equipe negli interventi d’emergenza.

La sfida? Applicare l’organizzazione del pit-stop alle emergenze in sala operatoria. E i risultati si sono visti: in media 15 minuti in meno.

Tempo dopo, poco, l’ospedale Sandro Pertini di Roma chiama a raccolta il team Ferrari per dare un contributo durante un corso sulle emergenze in sala parto (vedi il libro Nostra eccellenza, recensito su tibicon). Cosa c’è di più critico di un parto?

Il modello di business prevederebbe il rilascio di una certificazione a strutture sanitarie in cui sale parto, chirurgia d’urgenza, terapia intensiva e affini si sono avvalse della Ferrari Medical Consulting. Con tanto di bollino.

Come dire che il pit-stop fa bene alla salute. O se preferite, a pit-stop per day keeps the doctor away.

Non possiamo che rallegrarci per la nuova opportunità di business del cavallino rampante: per due ragioni.

La prima è che vedremo scongiurato il minacciato ritiro dalle corse dell’amata rossa.

Il secondo è che a confortare la nostra speranza di uscire indenni da interventi di emergenza sarà la garanzia del pit-stop.

Bah …

lunedì 2 febbraio 2009

Quello di prima? Un incapace!



Mi capita non di rado di assistere ad avvicendamenti nelle caselle degli organigrammi aziendali.

E colui il quale arriva a occupare una posizione non manca di affermare, più o meno esplicitamente, che chi lo ha preceduto ha lasciato una situazione disastrosa, che gli sarà difficile affrontare e sanare.

Mi sono trovato in situazioni analighe occupando ora l'una ora l'altra parte: ho cercato di trattare con rispetto chi mi aveva preceduto, sono stato a volte strapazzato.

Come gestire queste situazioni? Con quale atteggiamento?

Vi propongo di ascoltare attentamente i primi due minuti del discorso di insediamento di Obama alla presidenza degli Stati Uniti.

"Ringrazio il Presidente Bush per tutto quello che ha fatto per la Nazione. E anche per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questo processo di transizione...
Noi ci troviamo di fronte a una crisi, e siamo in guerra, l'economia è indebolita a causa di persone che hanno avuto comportamenti irresponsabili ... Noi dobbiamo fare scelte per una nuova era ..."

Dopo aver ringraziato George W. Bush senza che la cosa apparisse un atto dovuto, non ha esitato a elencare i gravosi impegni che la sua amministrazione e la nazione intera si apprestavano ad affrontare. Grazie anche all'amministrazione che lo aveva preceduto. Non ha negato l'evidenza, non ha mancato di rispetto, non ha rinunciato ad andare al cuore dei problemi che dovrà affrontare.

Da Obama, a mio avviso, dobbiamo prendere esempio.

Guardate il filmato.

Il discorso di insediamento di Barack Obama

domenica 1 febbraio 2009

Quanto guadagna un notaio?


Si favoleggia spesso dei guadagni dei notai, categoria professionale fra le più discusse.
Debbo confessare la mia curiosità sul tema, curiosità che la pigrizia mi ha sempre impedito di soddisfare.

Ma Il Sole 24 Ore ha pubblicato, il 29 dicembre 2008, un interessante rapporto sui redditi di alcune categorie professionali e posso finalmente uscire dall’ignoranza.

I notai italiani sono circa 4700 e hanno un reddito medio lordo che si aggira intorno ai 250.000-300.000 euro all’anno: nel 2006 (fonte l’Agenzia delle Entrate) lo stesso reddito era pari a € 436.000.

Il presidente del Consiglio Nazionale del Notariato Paolo Piccoli ci informa inoltre che ben 300 notai non riescono a raggiungere il reddito “minimo” di € 31.500: per questo che ricevono dalla Cassa previdenziale l’integrazione per arrivare a quel reddito.

Insomma, la crisi economica ci ha portato anche il notaio indigente: chi l’avrebbe mai detto?