giovedì 27 novembre 2008

La foresta cresce in silenzio, come le cose buone


L'economia mondiale sembra proprio essere malconcia.

Ce lo dicono i media, gli economisti, i governi, le autorità monetarie: in moltissimi avrebbero già perso il lavoro.

Eppure, di quando in quando, mi imbatto in qualcuno che timidamente sussurra: "Sai cosa? Io che tutto vada così male non me ne sono ancora reso conto. Noi teniamo botta ..."

Guardare alle cose con equilibrio e fiducia, con la capacità di riconoscere i segnali positivi che pure ci arrivano, senza cadere nella trappola della paralizzante psicosi collettiva.

Come ha detto Laozi, "fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce".

lunedì 24 novembre 2008

Ottenere l'aumento con il bluff



Di recente ho raccolto diverse storie che suonano come quella che vado a raccontarvi.

Il giovane dipendente, comunemente dai 30 ai 37 anni, occupa in azienda buona posizione: è un massimo livello impiegatizio o un quadro.

Solitamente ha profilo tecnico e si colloca in quell’area grigia nella quale le retribuzioni, anche quando commisurate alla posizione e all’esperienza, sono suscettibili di incrementi interessanti per chi è in cerca di competenze specifiche.

Il dipendente si reca nell’ufficio del capo e annuncia le proprie dimissioni: al termine del periodo di preavviso lascerà la società. Ha in mano un’offerta interessante, di quelle che “non si possono rifiutare”.

Al capo vengono i sudori freddi: come farà a dirlo al direttore?

E a quelli del personale? E fra quanto tempo riuscirà a rimpiazzarlo? E chi farà il suo lavoro nel frattempo?

No, no, non può essere. Bisogna fare qualcosa.

Parte l’indagine. Perché vuole andare via? Carriera? Non si trova bene? Soldi? Cosa non funziona?

In 9 casi su 10 la conclusione è questa: il nostro uomo/donna si trova benissimo, l’ambiente è ottimo, le prospettive pure, ma a quell’aumento non si può dire di no.

Così il capo prende armi e bagagli e comincia il giro delle sette chiese per raccattare quanto serve a trattenere il prezioso collaboratore. E alla fine ce la fa: il giovane resta in campo amico, con soddisfazione di tutti.

Per un po’.

Perché, dopo un periodo neanche troppo lungo, il narcisismo prevale e qualche confidenza mal riposta porta all’orecchio del capo il fatto che la lettera di impegno era un bluff.

Semplicemente non esisteva.

Gli eventi successivi possono essere i più diversi, non è il colore delle reazioni che ci interessa qui.

Quello che ci interessa è che il collaboratore spesso rimane fino a quando non riesce a ottenere una vera “offerta che non si può rifiutare”, dimostrando ancora una volta che è inutile legare il cane con la salsiccia.

È consigliabile utilizzare il bluff per ottenere l’aumento di stipendio?

Difficile dirlo, ma vi suggerisco di verificare almeno l’esistenza di tre condizioni.

1.La vostra posizione è a prova di bomba e nessuno sta aspettando questo momento con lo spumante in frigo.

2.Né il vostro capo né altri in azienda ha il fegato di venire a “vedere” le vostre carte, costringendovi a formalizzare le dimissioni.

3.La vostra è un’organizzazione nella quale la vendetta non ha mai attecchito: pur rivelandosi il bluff nessuno vi porterà rancore, neanche quelli del personale, e conserverete intatte le vostre probabilità di carriera.

Come vedete i rischi non sono pochi, eppure uso e successo del bluff sono entrambi crescenti.

Stupidità diffusa? Direi piuttosto fifa dilagante.

mercoledì 19 novembre 2008

Il confronto non negoziale


In relazione alla riforma scolastica recentemente varata il Ministro Gelmini ha affermato:

"Sono disponibile al confronto con l'opposizione ma non cambierò la legge".

Quale senso ha un confronto fra posizioni diverse se da esso non può scaturire un cambiamento?

Il "confronto non negoziale" è una peculiarità "bipartisan" della politica italiana che il Ministro sembra aver appreso rapidamente.

lunedì 17 novembre 2008

Anatomia del cazziatone demolitivo


Il cazziatone demolitivo è una delle pratiche più utilizzate e fra le più temute da chi vive in un’organizzazione. Abbiamo già visto come alcuni "veri leader" lo utilizzano.

Perché? Le ragioni sono molteplici.

Con il cazziatone demolitivo si manifestano alcune dinamiche che vale la pena di imparare a riconoscere e analizzare.

Consiglio un pizzico di distacco: evitare di immedesimarvi in uno degli interessati vi aiuterà a evitare il coinvolgimento emotivo e comprendere meglio la struttura della comunicazione.

  1. Il capo ritiene di essere nella posizione di poter maltrattare i collaboratori a suo piacimento. Si riserva quindi il diritto di umiliarli, sia in privato sia in pubblico.
  2. Attraverso il cazziatone demolitivo il capo riafferma il proprio ruolo, sostiene il proprio io (pubblico e privato) e la fiducia in sé, dando dimostrazione evidente del potere che possiede.
  3. Elemento caratterizzante il cazziatone demolitivo è la rabbia, latente o manifesta che sia, che assale il capo manifestandosi nella forma di energia distruttiva.
  4. Elemento scatenante la rabbia è un evento non gradito oppure, più spesso, il comportamento del collaboratore ritenuto inadeguato: insomma l’errore, la fesseria o come diavolo volete chiamarla.
  5. Il modello di interazione fra capo e collaboratore sottoposto a cazziatone demolitivo è ben definito: il capo aggredisce e il malcapitato tende a rispondere cercando di giustificare il proprio operato, fronteggiare le critiche, rimuovere la colpa.
  6. La tentata difesa innesca in genere un innalzamento dei toni: il capo alza la voce fino a coprire quella del collaboratore, insistendo sulle proprie ragioni. Senza una volontà reale di comprendere e discutere.
  7. Può, raramente, accadere che la rabbia assalga anche il collaboratore. La reazione all’attacco può generare una perdita di controllo che porta all’uscita dello schema attacco-difesa con conseguenze difficilmente controllabili (dimissioni, minacce, rissa, …). Lascio a voi gli aneddoti, certo molto coloriti: tutti ne abbiamo, voi non fate eccezione.
  8. Il pubblico rappresenta un infallibile detonatore. Se un errore potrebbe passare quasi inosservato nella stanza del capo, nella ribalta di una riunione esso rifulge in tutto il suo splendore e diventa l’occasione per liberare il narcisismo del capo.

La domanda sorge spontanea: si può resistere al cazziatone demolitivo senza incorrere nel conflitto aperto?

giovedì 13 novembre 2008

La competizione si vince con Erodoto e Orazio


In un recente sondaggio, due terzi delle università Usa hanno dichiarato che, a parità di fattori, la conoscenza del greco o del latino conferisce agli studenti una marcia in più.

Per iscriversi al college e poi alle graduate school gli studenti americani devono sostenere una serie di test attitudinali: i punteggi ottenuti nelle prove di capacità logico-verbali sono, a parità di altri fattori, sistematicamente più elevati fra i giovani che hanno studiato una lingua classica.

Il vantaggio è visibile anche rispetto a chi ha studiato lingue vive «strutturate» (con casi e declinazioni) come il russo o il tedesco.

Sulla base di questi dati che i cosiddetti "latin-based programs" si stanno diffondendo in molte scuole medie, anche in quelle pubbliche situate in quartieri disagiati.

Gli USA ci spiegano ciò che a noi dovrebbe essere noto più che chiunque altro: lo studio del latino e del greco ha un elevato valore formativo.

Studiarle le lingua classiche significa allenare non solo la memoria e l'attenzione per il dettaglio, ma logica e ragionamento critico. Su queste capacità e competenze poggiano conoscenze e competenze più generali che si acquisiscono in seguito o in parallelo.

L'Italia ha sempre detenuto il primato mondiale nello studio del latino e del greco nella scuola secondaria.

Si iscrivono al liceo classico meno del 10% degli studenti italiani, mentre il 22% preferisce il liceo scientifico. Complessivamente gli studenti che si iscrivono a un liceo classico o scientifico sono passati dal 33,4% nel 2006/2007 al 31,9% nel 2008/2009: un declino preoccupante.

Se le indicazioni che ci arrivano dagli Usa sono affidabili (come dubitare degli Americani?), dobbiamo riconoscere che il sistema scolastico italiani di possiede un’arma di competizione silenziosa soprattutto nel liceo classico.

E allora perché per una volta non cercare di sfruttare appieno questo vantaggio? Perché non porsi l’obiettivo di accrescere in modo significativo il numero di iscritti al liceo classico, cercando di raddoppiarlo in 5 anni?

Coraggio Ministro Gelmini, l’iniziativa non le manca: uno spot “Pubblicità Progresso” che spieghi le ragioni per preferire il liceo classico costituirebbe un buon propellente per la crescita del capitale intellettuale del nostro Paese.

lunedì 10 novembre 2008

Il leader e la riunione produttiva ...

La vignetta è di wildpen.

venerdì 7 novembre 2008

Impariamo da John McCain


«Siamo alla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano ha parlato chiaro, ma adesso nessun americano deve essere dispiaciuto. Ho chiamato per congratularmi con il senatore Obama, eletto Presidente del Paese che entrambi amiamo. Dio benedica quello che sarà il mio Presidente».

Questa le parole che il senatore McCain ha pronunciato subito dopo la sconfitta nella corsa alla Casa Bianca.

Mi piacerebbe, da Italiano orgoglioso, ascoltare un giorno parole simili da un politico del mio Paese all'indomani di una sconfitta elettorale.

La scuola, meglio al sud o al nord?


Gli ultimi dati disponibili OCSE relativi a licei, istituti tecnici, scuole medie e istituti professionali riguardanti materia la matematica, le scienze e la comprensione dei testi porta a risultati degni di nota.

Con riferimento alla media OCSE:
  1. gli studenti del nord-est mostrano risultati significativamente superiori ;
  2. quelli del nord-ovest superiori e comunque buoni;
  3. al centro i risultati sono allineati alla media;
  4. al sud e nelle isole sono significativamente inferiori.
Se questi dati sono corretti dobbiamo riconoscere la spaccatura esistente nella scuola fra nord e sud.

Colpa degli insegnanti? Non è da escludere, anche se ho esperienza diretta di eccellenti insegnanti sudisti nelle scuole padane.

Mi è capitato due volte di spostarmi da scuole del nord a scuole del sud (e viceversa) e di trovarmi a passare da situazioni di leadership indiscussa (al centro) a un faticoso galleggiamento fra quelli bravi (al nord).

Difficile negare che l'arretratezza economica abbia un'influenza su questo stato di cose: fin quando le Italie saranno economicamente due e le risorse migliori del sud continueranno a spostarsi al nord o all'estero difficilmente le cose cambieranno.

Uno studio presentato in agosto 2008 sulla variazione di reddito pro-capite nelle province italiane dal 1999 al 2007 mostra che il nord-est è cresciuto del 4,1% (€ 17592), il nord-ovest del 7% (€19235), sud e isole è diminuito del 6,5%, con soli € 11932 come reddito pro capite.

Sono cambiati i governi e le strategie, impiegate risorse ingenti ma ben poco sembra essere cambiato: i migliori se ne vanno quasi sempre e contribuiscono alle fortune di altre regioni e di altri stati.

La sfida? Creare le condizioni affinché rimangano.

martedì 4 novembre 2008

Lulù al lavoro, davvero risparmiosa


Dopo averci presentato Lulù, Rosario Rizzo (www.toolsatwork.it ) ci spiega come impiegarla al meglio.

Con il mio lavoro di trainer tengo regolarmente (meno male!) corsi in aula presso il cliente.

Negli anni ho sviluppato del materiale originale che fornisco agli allievi, e che non ha niente a che fare con il classico libro che si trova in libreria.

Molti colleghi consegnano agli allievi le classiche “dispense” che si fotocopiano e rilegano con i dorsi a spirali in plastica o con un raccoglitore ad anelli. È accaduto anche a voi?

Bene, con Lulù è possibile realizzare materiale originale con una stampa e rilegatura professionale anche in un solo esemplare a costi bassissimi e di ottima qualità: le copie può acquistarle direttamente il Cliente.

Un caso pratico.

Nell’ultimo anno ho tenuto corsi per alcune decine di allievi, e dovevo consegnare il materiale didattico a ciascuno di loro.

Il materiale consisteva in 212 pagine da rilegare: costo in tipografia 24 euro per unità, classica rilegatura con spirali in plastica, copertina frontale trasparente e posteriore in cartoncino.

Attraverso l’interfaccia di Lulù ho caricato sul sito il documento PDF del mio materiale e ho creato il libro, rilegatura a spirale metallica, copertina in cartoncino a colori. Il tutto a 8,09 euro per unità.

A questo occorre aggiungere i costi di spedizione.

Buoni risparmi a tutti.

domenica 2 novembre 2008

Un semplice check up di carriera


Tre sono, a mio avviso, i punti fondamentali per verificare la solidità della propria posizione nell'organizzazione:
  1. continuare a imparare, fare esperienze nuove, arricchire il proprio capitale intellettuale;
  2. essere adeguatamente ricompensati;
  3. rappresentare ancora la migliore scelta possibile per ricoprire la propria posizione.
Cosa rispondereste alle tre domande in figura?

Nero, bianco, donna.


Fra due giorni sapremo chi guiderà gli Stati Uniti d'America nei prossimi 4 anni.

In una campagna vissuta sui nomi di John McCain, Barack Obama e Hillary Rodham i media si sono spesso chiesti se i tempi fossero maturi per un presidente di colore o una donna alla Casa Bianca.

Sapremo fra breve se Obama prevarrà su McCain, come dicono i sondaggi.

Oggi sappiamo per certo che gli Americani non ritengono i tempi maturi per affidare a una donna la guida del Paese.